VORREI DIRTI CHE NON ERI SOLO

Ho deciso di porre alla vostra attenzione, cari lettori, una vicenda che sta dando tanto clamore... quella di Stefano Cucchi … di seguito troverete un piccolo riassunto su ciò che ha detto e raccontato la sorella Ilaria Cucchi e pubblicato con tutta la storia dalla Rizzoli Editore …

Cercate, se vi è possibile, di “ guardate più in la del vostro naso”, perchè questo articolo non vuole essere un’arringa per appoggiare l’accusa o la difesa, ma semplicemente far capire, come è semplice sbagliare e dire … forse avrei potuto comportarmi diversamente!!!

Non arriviamo a queste parole.

Ilaria Cucchi, afferma che è riuscita a recuperare la lettera del fratello e che non spiegava quello che era successo, ma afferma essere la prova che Stefano voleva continuare a vivere.

Forse pensava di essere stato abbandonato dalla sua famiglia, mentre semplicemente afferma che non ci lasciavano entrare.
Vorrebbe potergli aver detto che non era solo.
Ilaria afferma che hanno provato a farci credere che ‘s’è spento’piano piano, come fosse una cosa normale, perché s’era lasciato andare. Si sentiva solo.

Ma la ragazza dice che il fratello Stefano, è morto per responsabilità di qualcun altro e lei vorrebbe sapere di chi e perché.

Racconta che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, Stefano Cucchi viene arrestato perché trovato in possesso di una certa quantità di stupefacenti. Afferma che usciva da casa in normali condizioni di salute e i Carabinieri cercano di rassicurarli.

Alle 12,30 del 22 ottobre 2009 la madre di Stefano viene a sapere che il figlio è morto perché le viene notificato il decreto con cui il Pubblico Ministero ne autorizza l’autopsia.

Nei sei giorni intercorsi, i genitori e la sorella Ilaria avevano insistito in tutti i modi per ricevere notizie e poterlo vedere, ma ogni loro richiesta era stata respinta.

Il 17 giugno 2010 la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per tredici persone, tra medici, infermieri e guardie carcerarie, in relazione alla morte di Stefano Cucchi.

Il caso tragico di Stefano Cucchi è venuto alla luce e ha turbato l’Italia con sentimenti contrastanti. Ilaria cucchi, continua a non rassegnarsi nonostante la ferita di un lutto così atroce e assurdo, al pensiero che il fratello sia morto credendo di essere stato abbandonato da lei e dai genitori. In questo libro che non può non destare commozione, Ilaria ripercorre con sofferta lucidità il crescendo di quei sei giorni in cui una colpevole, efferata indifferenza ha calpestato la sua famiglia, e anche dei giorni seguenti, in cui trovare un senso inafferrabile nella vicenda è parso l’unico modo possibile per sopravvivere e reagire.

contemporaneamente Ilaria ricostruisce la vita di Stefano, senza paura di raccontare che periodicamente entrava e usciva dalla droga, senza tacerne il carattere difficile e le insicurezze.

Dipinge una figura fragile e tormentata che però era più volte riuscita a risollevarsi, era sempre stata circondata dall’amore suo e dei genitori, una famiglia affettuosa, normale, inoltre coltivava una passione, quella per la boxe.

Nulla può giustificare una morte come quella di Stefano, nulla può giustificare la violenza subita dalla famiglia Cucchi, se dovessi accertarsi l’accadimento del fatto.

Perché ho deciso di consigliarvi questo libro???

Partiamo dal punto che per ogni situazione, bisognerebbe ascoltare le due facce della medaglia ... prima di dare un presunto giudizio!

La questione di Cucchi è molto delicata, si ci pongono tante domande su cosa sia successo internamente e su questo c’è chi di dovere a far luce … in quanto non mi permetto di entrare nel merito dell’accaduto, perché se ci dovessero essere dei colpevoli è giusto che paghino, come stava pagando la propria pena Stefano, avendo sbagliato.

Vorrei che si ponesse attenzione anche e soprattutto su come Cucchi sia arrivato in carcere, su cosa lo abbia portato li … sulla questione che forse il ragazzo si sia sentito solo prima di compiere il reato di cui accusato.

La domanda sorge spontanea … la famiglia che ora acclama a voce alta la loro presenza, non si è resa conto che il loro caro era bisognoso di attenzioni, di affetto, di presenze … e forse avrebbe voluto semplicemente parlare, farsi ascoltare per riempire i vuoti che sicuramente lo stavano tormentando. Perché chi fa uso di sostanze, non è poi tanto vero che stia bene in salute.

Stefano avrà pensato che l’unica soluzione fosse quella di farsi altri “tipi di amici”, se così si possono chiamare, sentirsi capito ed apprezzato. Forse aveva un carattere debole, facile da trasportare …


Vedete cari lettori, a volte quella parola non detta, quel gesto non fatto, può non aver salvato una vita.

Mentre leggete questo articolo, ponetevi delle domande su come aiutare qualcuno a voi caro, non giratevi dall’altra parte come se non ci fosse nessun problema. Affrontatelo insieme e se si ha paura di non farcela, prendiamone coscienza perché siamo umani.

Come dico spesso “da soli si va veloci … ma insieme si va più lontano”  

Buona lettura!                                                                                                    

AnnaMaria Verrillo