Perchè sposarsi?

In base a quali criteri le giovani coppie decidono di sposarsi o convivere?

In Gran Bretagna il numero di chi va a vivere insieme ha superato quello degli sposati. Negli USA i matrimoni sono scesi complessivamente al 49%. In Italia, le coppie conviventi sono in continuo aumento. Se nel 2007 erano meno del 5 per cento (poco più di 630.000), sono arrivate a circa un milione nel 2011, a fronte di un calo dei matrimoni nello stesso periodo del 5% annuo. Le cose cambiano rapidamente nelle nuove generazioni (scelgono le convivenze soprattutto le giovani che hanno studiato) e in relazione alle regioni di residenza (le percentuali sono tre volte più basse al Sud).

Il trend è in crescita. Le quarantenni nate alla fine degli anni Sessanta hanno scelto la convivenza in un caso su quattro, chi è nata nella prima metà degli anni Settanta lo ha fatto in un caso su tre. Si calcola che nel 2015, con la crisi, le convivenze supereranno i matrimoni, come già avviene nelle grandi città del Nord e che le diciottenni di oggi non si sposeranno senza prima aver provato a convivere, in media per due anni. In genere si tratta di coppie più fragili ma anche più paritarie del passato per stile di vita, condivisione dei lavori domestici, età e reddito. Preferiscono rinunciare all’alta meta del patto definitivo a vantaggio di una continua verifica di coppia, controllare come funziona la convivenza, se la vita peggiorerà o migliorerà, come lui/lei si comporterà per poi, eventualmente, decidere.

Si parla di una “strategia adattativa”, come paura dei legami “eterni” a vantaggio di legami precari, mobili, negoziabili. Non si tratta tanto di un rifiuto motivato e deciso del matrimonio, ma di una sfiducia nella possibilità di realizzare pienamente nel matrimonio le aspettative che l’amore suscita. Il matrimonio resta un traguardo possibile, ma solo dopo che si è sottoposto a verifica il rapporto di coppia, in un confronto continuo che dovrà confermare o smentire la scelta.

Le giovani coppie giungono a queste conclusioni circondati come sono, nella realtà e nei media, da numerosi fallimenti matrimoniali e sofferenze della vita coniugale.

Più che prepararle al matrimonio oggi occorre aiutare i giovani a riflettere sul senso di una tale istituzione, affrontando con loro le domande:

- Il matrimonio è una imposizione della Chiesa e dello Stato?

- L’essere umano, liberato dai vincoli, vivrebbe meglio in un mondo senza matrimoni e obblighi di fedeltà?

- Come mai le statistiche registrano in linea di principio la persistente fiducia nella famiglia, anche da parte degli adolescenti, mentre di fatto, nella propria situazione esistenziale, si guarda al matrimonio come catena, morte dell’amore, prigione a vita?

- Ci sono motivazioni ragionevoli e convincenti per cui il matrimonio giovi al buon essere della persona, delle società, degli Stati?

- Vale la pena promettere amore e fedeltà per tutta la vita, a rischio di rotture traumatiche, complicazioni giuridiche e spese alle stelle?

- L’amore ha in sé la possibilità di restare fresco e forte lungo tutta una vita?

- Per quali ragioni lo Stato dovrebbe preferire la famiglia alle altre forme d’amore libero?

Affrontare con i giovani queste sfide non mira a condizionare le loro scelte, ma ad aiutarli a comprendere perché il matrimonio ha senso, giova all’amore e mette buone premesse per una migliore qualità della loro vita. Bisognerebbe soffermarsi meno sulle fragilità e sulle patologie del matrimonio – come tendono a fare certi sociologi e giornalisti – per approfondire invece a quali condizioni può avere successo

Tra le ragioni del matrimonio, nel libro Perché sposarsi? (San Paolo ed.) ne sono state approfondite 10:

1. Il tempo di decidere della propria vita

2. Investire sull’altro

3. Lavorare le differenze

4. Rapporti intergenerazionali

5. Sessualità con e per l’altro

6. Procreazione, futuro di un popolo

7. Figli da accompagnare a vita

8. Stabilità dell’istituzione e rigenerazione del consenso

9. Una società da coinvolgere

10. Perdono

Ciascuna di queste merita adeguato approfondimento. I giovani dovrebbero sapere che il matrimonio esalta la fiducia nella persona umana, in se stessi e nell’altro, nella capacità di promettere e mantenere la promessa. La sua riuscita dipende soprattutto dai contraenti: essi assumono l’obbligo ad un agire virtuoso nella relazione di coppia (pazienza, rispetto, tolleranza, premura e cura…) e rigenerano giornalmente l’amore che si sono promessi. La fede, che assicura ai due l’apporto decisivo della Grazia, si esalta se poggia su un tessuto umano maturo e consapevole.



Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese