NATURAndo la storia!

Abbiamo la fortuna di vivere in una terra come l’Italia, ricca di bellezze artistiche, storiche e naturalistiche. Sicuramente, viaggiando ci si rende conto che è un’opulenza in parte comune ad altri stati ma l’Italia ha una peculiarità in più: ogni paese, dal più piccolo geograficamente al più popolato, racchiude in sé monumenti significativi, fascino, paesaggi straordinari e una fitta storia.

Ed è proprio questa tipicità che bisognerebbe imparare ad apprezzare. Fortunatamente, negli ultimi tempi, questa consapevolezza si sta diffondendo e stanno nascendo sempre più iniziative per valorizzare anche i territori più sconosciuti. Tra le ultime nel Sannio, quella a cura dell’associazione Vivi Faicchiocon l’interessante percorso “Scopri Faicchio” che unisce natura e storia, passeggiata, escursione, breve approfondimento storico.

Durante tale camminata si viene a conoscenza della storia di Faicchio sin dal Paleolitico, età delle caverne, del fuoco, della caccia e periodo in cui i ghiacciai iniziarono a ritirarsi e l’Europa si ricoprì di verde. Di questa era si hanno diversi ritrovamenti e reperti archeologici. Pietre, frecce, tracce di insediamenti umani soprattutto nelle aree dei Massari- Visanti- Odi e Fontanavecchia, aree fertili e ottimali per la vita e l’agricoltura grazie alla vicinanza alle valli fluviali di Titerno e Volturno.

Faicchio fu importante casa dei Sanniti, una mescolanza di popolazioni indigene ed indoeuropee,  risolute e dedite all’agricoltura e all’arte della guerra e, quindi, popolo non usò affatto la scrittura per lasciare il segno ma la battaglia e l’architettura, in particolare, quella militare, facendo sì in questo modo che la pietra diventasse scrittura. L’Arce di monte Acero con la cinta fortificata delle mura megalitiche, risalenti al IV secolo a.C., è definita dagli studiosi uno dei più importanti esempi di architettura militare sannitica. Il sistema difensivo, costituito da possenti mura formanti un perimetro di circa 3 km, alto 3,50 m, è caratterizzato dalla tecnica poligonale che accostava a secco massi di tufo leggermente sbozzati sovrapposti senza legante, connessi in forza del loro peso.

Le terre dell’attuale valle telesina furono triste palcoscenico di guerre tra Sanniti e Romani e tra Cartagine e Roma. Sono i luoghi percorsi da Annibale e, secondo la leggenda, i suoi elefanti che, per evitare lo scontro con Quinto Fabio Massimo, aggirò monte Erbano, attraversò le gole del Titerno (il cui nome deriva proprio dal condottiero Fabio Massimo che perse il figlio Tito nel fiume e lo ricordò in riva al corso d’acqua con la famosa citazione  “Tito qui vivrai in eterno”, da cui Tito eterno e dunque Titerno) e fiancheggiò monte Acero. La testimonianza dello svilupparsi delle battaglie ci perviene dagli scritti di Tito Livio, come il conflitto del 308 a.C. tra Massa di Faicchio e Faicchio centro in cui ci fu la sconfitta dei Sanniti da parte dei Romani. Da tali avvenimenti il nome dell’antichissimo ponte che si trova in quelle zone che, però, ha notevolmente cambiato aspetto in seguito ad un recente restauro, forse, non molto attento a tutti i principi della disciplina.  Successivamente, nel periodo dei Romani, Faicchio fu compreso nella città di Telesia e, nonostante non ci siano prove di una città romana nel territorio, sono numerosi i ritrovamenti di materiale ceramico e cisterne che fanno pensare all’esistenza di ville rustiche.

Con la caduta dell’impero romano e l’inizio del medioevo, la vita di Faicchio, anticamente chiamato Favicella (non è chiara l’origine del nome, per alcuni derivante dalla coltivazione di fave o dal passaggio di Fabio Massimo, “Fabius hic”) subisce una riorganizzazione interna del territorio a causa dell’abbandono delle campagne per i centri urbani sopraelevati a scopo difensivo in un periodo di disordini per le scorribande saracene. La prima testimonianza scritta dell’esistenza di Faicchio risale all’ 841, periodo in cui era di pertinenza del castaldato longobardo di Telese.

Nel XII secolo, all’arrivo dei Normanni, Faicchio figurava  inserito nella contea di Caserta col conte Guglielmo Sanframondo, figlio di un ufficiale normanno. Nel ‘400, il feudo si emancipò allorché i Sanframondo furono nominati conti di Cerreto dagli Angioini e fu, in un secondo momento, acquistato dal prepotente duca napoletano Gabriele De Martino, artefice di una pesante pressione fiscale sui faicchiani dell’epoca. Il XVII secolo fu un secolo difficile caratterizzato dalla peste  e dal terremoto del 1688 che, però, a differenza di alcuni paesi limitrofi, non causò gravi danni nel paese.

La famiglia De Martino ebbe il possesso di Faicchio fino al 1806, anno della caduta dei diritti feudali.  Nel 1816, il comune diventa parte del distretto di Piedimonte d’Alife e dal 1860 parte della provincia di Benevento. In un paese che allora contava 3000 abitanti, due osterie e qualche bottega, c’erano molte bande reazionarie nate dal malcontento della popolazione.

Nel periodo del brigantaggio, Faicchio fu teatro dei primi arresti contro i filoborbonici. Nella notte del 10 agosto 1860 “una cinquantina di briganti, persone formate da sbandati del comune di Faicchio e i suoi Casali e del comune di Gioia” assalì la casa del cassiere comunale dei casali, rubando fucili e ducati e rovinando lo stemma dei Savoia a vantaggio di quello Borbonico. Diverse e numerose bande in quell’epoca compivano furti e sequestri e uccisero il sacerdote Giulio Porto. Nel ’63 si perse lo slancio idealista di tali bande che si ridussero solo a violenze e vendette che andarono a scemare a poco a poco, sfociando nel difficile periodo dell’unificazione.

Inutile dire che il territorio fu oscurato dalle due guerre mondiali. In particolare, si hanno tristi testimonianze dagli anziani del luogo riguardanti il periodo degli anni ’40  quando i faicchiani si rifugiarono sulle grotte di monte Erbano per sfuggire ai nazisti e ripararsi dai bombardamenti. La paura e il freddo in quelle cavità erano incredibili e si cercava di riscaldarsi infilandosi in alcuni stretti cunicoli delle grotte stesse. Due fratelli di Faicchio, Teresa e Raffaele Cusano, raccontavano spesso di quel periodo, di come, per sicurezza, la loro famiglia cambiava di sovente grotta e proprio per il freddo, una sorella di soli tre mesi morì e la madre ebbe il coraggio di tenerla tre giorni e tre notti tra le proprie braccia pur di non seppellirla in quei luoghi dispersi, mentre un fratello di nove anni perse la vita buttando a terra una mina, istigato dai compagni. Questa sono solo alcune delle tanti toccanti storie cui la seconda guerra mondiale fece da scenario, come la vicenda di quattro giovani e un contadino faicchiani trucidati nella chiesetta di S. Francesco in Odi mentre scappavano dal carcere di Piedimonte in seguito a un rastrellamento nazista (narrata nel libro L’ultima notte di Bedò).

Inoltre, Faicchio diede i natali a personaggi illustri  tra cui  Luigi Palmieri, matematico, fisico, vulcanologo, padre del sismografo e studioso all’osservatorio del Vesuvio anche durante la sua eruzione, al senatore medico Giovanni Pascale, fondatore dell’istituto per la cura tumori a Napoli, a Giovanni Maria Linguiti, direttore del manicomio di Aversa che introdusse un nuovo metodo per la cura delle malattie mentali, dove la pazzia non veniva più vista come condanna ma come malattia da curare, Niccolò De Martino, professore alla corte dei Borboni e rinomati uomini di chiesa che misero a punto uno dei primi scritti italiani per opporsi al nazismo.

Queste poche nozioni servono a comprendere che ogni paese ha la sua storia. E’ giusto apprenderla per conoscere da dove veniamo, così com’è doveroso tramandarla ai posteri per non commettere gli stessi errori e per imparare dal trascorso cose importanti ma anche curiosità e un bagaglio importante chiamato cultura. Ed è appassionante imparare a camminare nel passato proprio passeggiando tra la natura e attraverso spazi e architetture che sono stati, seppur nel loro piccolo, scenari di quella storia, insomma…  NATURAndo la storia!

Giusy Cusano