L’Acquedotto Alto Calore – Solopaca

Rimaniamo in territorio solopachese per ammirare un’altra (delle tante!) bellezze che questo territorio custodisce. Dopo la tappa al Palazzo Ducale, cambiando epoca e stile, ci allontaniamo dal centro abitato, salendo in montagna. Siamo in Località Camposauro, a circa 600 metri di altezza. Tra le curve tortuose, la rigogliosità della natura e la tranquillità si incontra il serbatoio idrico in galleria inaugurato nel 2007.

Una grande opera ingegneristica, per soddisfare il fabbisogno di acqua di circa 150.000 mila famiglie. E allo stesso tempo un grande e impetuoso squarcio nella montagna realizzato in fase di apertura del fronte di scavo della galleria che si sentiva il bisogno di ricucire. Come si poteva ridare continuità al taglio funzionale che aveva così tanto compromesso la natura? Come si poteva rendere quel luogo dignitoso seppur rappresentasse uno scempio alla bellezza? Ed è stato così che si ci è rivolti all’arte per cicatrizzare lo squarcio e allo stesso tempo trasformare un’opera di così grande impatto ambientale, in un’opera di grande impatto emozionale. Portano la firma di questa trasformazione l’artista Mimmo Paladino e lo studio Cannata e Partners. Il primo interessatosi della sistemazione esterna, il secondo del progetto illuminotecnico. L’approccio globale è stato quello di ridefinire totalmente lo spazio a disposizione con l’utilizzo di tecnologie non invasive che hanno permesso di non interferire con l’ambiente circostante rispettando allo stesso tempo riflessi ed effetti della luce naturale. Paladino si focalizza sul tema dell’acqua, scegliendo per la parete concava di 25 metri che fa da porta alla galleria un rivestimento che le conferisce un tipico colore blu e che spicca tra il verde dei boschi rendendosi visibile fino al centro abitato. In tale contesto, si erge anche la particolarissima scultura bronzea di Cerere sempre ad opera del maestro, che collabora inoltre anche alla creazione di una struttura architettonica, con spazi e piazzali degradanti in due vasche d’acqua che ridefiniscono lo spazio esterno all’acquedotto rendendolo una perfetta oasi di sosta nella natura. Il progetto illuminotecnico parallelamente, si muove anch’esso con sottile sensibilità, senza interferire con la luminosità del cielo e anzi esaltando, la ritmicità naturale, la periodicità delle fasi lunari, con la previsione di diversi momenti di illuminazione. Luna piena e illuminazione minima. Assenza di luna, luce massima. E tra di essere due variazioni intermedie.

Antonella Barbato