L’abuso sessuale infantile

L’abuso sessuale infantile si inserisce in un quadro di abuso generalizzato che comprende altre forme di violenza o di trascuratezza che vanno dalla violenza fisica all’abuso psichico, fino all’abbandono.

Kempe definisce l’abuso sessuale infantile come il coinvolgimento in qualsiasi attività sessuale di un minorenne, non maturo, dipendente e, quindi, incapace di un libero e cosciente consenso o il suo coinvolgimento in atti che violano il tabù sociale dell’incesto.

Nella maggior parte dei casi l’abusante è una persona conosciuta dalla vittima, per lo più si tratta di un familiare o di un membro della famiglia allargata. La letteratura è solita fornire il seguente profilo del pedofilo: un soggetto di età compresa fra i 25 e i 40 anni, di sesso maschile, che può appartenere ad ogni sfera sociale, con una personalità passiva, dipendente, timorosa delle relazioni interpersonali adulte, ansiosa e depressa, ignorante in materia di sesso o con problemi sessuali.

Gli adulti abusanti sembra siano stati a loro volta abusati o trascurati, fisicamente o emotivamente, da bambini; i loro genitori erano assenti o, se presenti, hanno offerto scarse opportunità per un’adeguata identificazione.Secondo la teoria della trasmissione intergenerazionale dell’abuso sessuale, che si rifà alla teoria dell’attaccamento, l’abuso subito altera nel bambino i modelli operativi interni delle relazioni e delle corrispondenti internalizzazioni tanto da colpire seriamente la regolazione delle emozioni e del comportamento, innescando il ciclo intergenerazionale dell’abuso. Si realizza, cioè, un’inversione di ruoli in cui la vittima diventerà carnefice per sentirsi meno impotente nei confronti del dolore e della passività esperiti durante l’abuso subito, per tollerare meglio la dissonanza cognitiva conseguente all’incapacità di trovare delle risposte e delle attribuzioni causali adeguate.

La reazione del minore all’abuso può variare molto da bambino a bambino e, secondo vari autori, dipende da diversi fattori quali la sua abilità cognitiva, la durata e la frequenza dell’abuso, il tipo di coercizione usata, la relazione esistente con il perpetuatore, il tipo di abuso, la risposta che i membri della famiglia danno al minore.

La sintomatologia del bambino abusato sessualmente è caratterizzata da sintomi fisici e sintomi comportamentali. Tra i sintomi fisici si evidenziano: disturbi fisici, disturbi del sonno, incubi, enuresi e disturbi della condotta alimentare, cefalee. I sintomi psico-comportamentali a breve termine più evidenti sono: ansia, timidezza estrema, paura del fallimento, atteggiamento ritroso, silenzioso, comportamento non comunicativo, ostilità e aggressività con il gruppo dei pari, basso livello di autostima, difficoltà di apprendimento, rabbia intensa, fobie, comportamenti sociali inadeguati rispetto all’età, fughe da casa, paura di vedere determinate persone e di andare in certi posti, problemi scolastici e disciplinari, comportamenti regressivi, infantilismo, comportamenti oppositivo-contrastanti, problemi nella relazione con i pari, depressione, isolamento, atti delinquenziali, abuso di sostanze, tentativi di suicidio.

Dott.ssa Monica Bellofiore

Psicologa-Psicoterapeuta sistemico-relazionale

Consulente in Sessuologia clinica