“La Violenza sulle donne: il Femminicidio”

Nel nostro paese la violenza sulle donne è ormai uno dei reati commessi più di frequente e un tema molto delicato e importante da trattare nello specifico. Basta pensare che non esiste giorno in cui non si apprendono dal telegiornale notizie di donne uccise, massacrate, violentate e distrutte nel corpo e nella mente. A tal riguardo si è iniziato a parlare di “femminicidio”: una parola nuova per indicare un fenomeno sempre esistito, profondamente radicato nella storia, in tutte le culture, soprattutto in ambito familiare, ma spesso ignorato o sottovalutato e solo da poco percepito come intollerabile e oggetto di denuncia sociale in tutta la sua diffusione e drammaticità. Ma cosa si intende per femminicidio? Né il codice né una precisa legge ci forniscono una esatta definizione del termine, sicchè è utile adottare le nozioni già esistenti nel linguaggio comune e nella letteratura criminologica: la parola femminicidio comprende “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. Pertanto, il femminicidio è una forma estrema di violenza di genere contro le donne e riguarda tutti quei casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un uomo. Nella maggior parte dei casi gli omicidi avvengono all’interno di mura domestiche in ambito familiare, o all’interno di relazioni sentimentali poco stabili per motivi di odio,disprezzo, piacere osenso di possessione delle donne; questo comporta l’annullamento della donna nella sua identità e libertà mediante maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, economica, familiare, comunitaria o anche istituzionale. È un fenomeno di grande allarme sociale che trae origine da un contesto storico e politico particolare. In ambito giuridico, però il dibattito su come affrontare e ridurre questo fenomeno ha suscitato numerose polemiche in quanto la previsione di una fattispecie ad hoc di femminicidio, autonoma e più grave rispetto a quella di omicidio, per garantire una maggiore tutela della donna, fa denotaredegli inquietanti interrogativi di legittimità costituzionale in ragione della violazione dell’uguaglianza formale del bene vita dell’omicidio dell’uomo e della donna. Infatti, l’introduzione del femminicidio come reato a sé stante, dal punto di vista politico-criminale, manca di un solido e ragionevole fondamento che lo sostenga. Il d.l. 14 agosto 2013 n.93 conv. in legge il 15 ottobre 2013 n.119 ha introdotto nel nostro ordinamento, nei settori del diritto penale sostanziale e processuale,una serie di misure, preventive e repressive, per combattere la violenza contro le donne in tutte le sue forme (cd.violenza di genere), espressamente riconosciuta dalla Dichiarazione di Vienna del 1993. Infatti, l’iniziativa governativa di ricorrere alla decretazione d’urgenza è sorta dall’esigenza di rispondere all’allarme presente nell’opinione pubblica in merito all’aumento di episodi di violenza maschile sulle donne, con alcune disposizioni che aggravano o estendono la risposta sanzionatoria in relazione a questo fenomeno. Pertanto, il decreto legge sul femminicidio prevede alcuni provvedimenti: in primo luogo, diventa aggravante la relazione affettiva con la vittima. Infatti, sotto il profilo penale diventa rilevante la relazione tra la vittima di violenza e l’aggressore, tant’ è vero che basta un legame sentimentale fra i due per far scattare una pena più pesante nei confronti del condannato. La nuova aggravante comune è applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte; in secondo luogo, è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking ed è stato introdotto il braccialetto elettronico;la polizia giudiziaria, se autorizzata dal pm e ricorrono gravi reati, tra cui lesioni gravi, minaccia aggravata e violenze, può applicare la misura pre-cautelare dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e nel caso di atti persecutori sarà possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche; in terzo luogo, sono stati stanziati dieci milioni per il piano anti-violenza ed è previsto l’obbligo di informazione per le vittime. Sarà inoltre garantito il patrocinio gratuito per le donne che hanno subito stalking, maltrattamenti domestici e mutilazioni genitali; in ultima analisi è stato decretato che la denuncia per stalking potrà essere ritirata se relativa ad atti non gravi, mentre in presenza di gravi minacce ripetute,ad esempio con le armi, la querela diventa irrevocabile. Negli altri casi in cui sono state riscontrate percosse o lesioni sulla donna, il questore potrà ammonire il responsabile e informarlo sui centri di recupero e servizi sociali disponibili sul territorio. Concludendo, occorre contrastare e fermare questo crimine contro l’umanità con tutti i mezzi e egli strumenti a disposizione partendo dall’educazione alla non violenza, dall’informazione sociale alla denuncia tempestiva di atti di violenza, fino all’inasprimento della pena nei confronti di stolker e aggressori. Al di là di ogni credo religioso o filosofico, la vita è un diritto inalienabile e prezioso che va quotidianamente valorizzato e salvaguardato. Qualsiasi atto di violenza fisica,psicologica, sessuale, economica o familiare deve essere prontamente condannato e denunciato senza ma e senza se.

Marianna Caporaso