Il ruolo delle donne nel mondo del lavoro: una sfida ancora aperta

Secondo gli ultimi aggiornamenti statistici la partecipazione femminile ne mondo del lavoro nel nostro Paese è tra le più basse dell' area OECD. Tutto ciò, nonostante l'elevato grado di istuzione delle donne italiane ed il gap salariale a favore degli uomini. A tal proposito molto ancora deve essere fatto, facilitando l’ingresso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, cercando dei canali e delle soluzioni innovative che permettano di conciliare professione e famiglia. A restituire un quadro desolante dell’occupazione femminile in Italia sono i numeri. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro delle donne è del 48%, contro il 66% maschile. Ma oltre il danno la beffa, perché le donne lavorano in media più degli uomini, se al lavoro retribuito sommiamo le ore di lavoro non pagato, cioè quello dedicato alla cura delle persone e della casa. Nei paesi nordici questo divario è di gran lunga più contenuto e la risposta è quasi scontata: un sistema di welfare che garantisce alle donne servizi di assistenza all’infanzia di ottima qualità. E non sono bastati i sostegni alle famiglie messi in piedi dal Governo – come i voucher – per appianare le enormi disparità nei risultati. Le donne tendenzialmente lavorano in settori meno redditizi e per meno ore dei colleghi uomini e dato il divario di genere nel lavoro non retribuito è plausibile che le autonome italiane facciano più fatica a conciliare le responsabilità fra professione retribuita e mansioni non pagate. Eppure ci sono dei segnali di miglioramento da considerare. La proporzione di donne nei vertici aziendali è aumentata significativamente. In questa ottica una menzione d'onore va assegnata alla notizia comunicata recentemente dal capo della Polizia Franco Gabrielli secondo il quale cade uno degli ultimi "tabù" rimasti tra le forze dell'ordine: anche le agenti (donne) potranno scendere in piazza con i colleghi uomini per garantire l'ordine pubblico nelle manifestazioni. Le prime dieci saranno inserite in sei dei 15 reparti mobili presenti nelle città italiane nei prossimi giorni. La norma attuale prevede letteralmente che ai reparti mobili sia assegnato personale "prevalentemente" di sesso maschile. Non c'era cioè una preclusione all'ingresso delle poliziotte, ma finora il termine "prevalentemente" era stato usato in modo estensivo e praticamente i casi di donne “celerine” erano stati sporadici e legati a situazioni contingenti. Ora lo scenario cambia, i comandanti hanno dato parere favorevole e ci sarà un progressivo inserimento - strutturato ed organico - di donne nei reparti mobili di tutta Italia. Si tratta a mio avviso di un agrande passo in avanti per la conquista sempre maggiore di maggiori opportunità nel mondo del lavoro delle donne...ad maiora!

Avvocato Vincenza Biasco