Il Ponte Maria Cristina sul Calore

Il fiume Calore Irpino è uno dei principali affluenti del Volturno, lungo ben 108 Km, e attraversa le province di Avellino e Benevento dividendosi in Alto, Medio e Basso Calore. Il Basso Calore attraversa la Valle Telesina che è detta appunto Valle del Basso Calore. In queste zone il fiume rappresentava da sempre un ostacolo ad una delle principali vie di comunicazione, la strada regia che collegava la Campania con il Molise. Un primo tentativo per superare questo ostacolo fu messo in atto dai viceré spagnoli nel XVII secolo con la costruzione di un ponte in località Bosco delle Caldaie nel Comune di Solopaca. Il Ponte delle Caldaie, come fu chiamato, non fu mai terminato in quanto le continue piene del fiume ne impedirono la costruzione. I francesi ritornarono sulla vecchia costruzione rimasta incompiuta dagli spagnoli, ma anche loro fallirono e dovettero nuovamente lasciar perdere. Vista la necessità di un ponte in quella zona, nel 1828 il Consiglio Generale della provincia del Molise propose al re Francesco I che per la costruzione del ponte sul Calore fossero adottati gli stessi criteri che si stavano seguendo allora per la realizzazione del passo sul Garigliano. I molisani si offrirono anche di pagare metà delle spese mentre all’altra metà avrebbe contribuito la Provincia di Terra di Lavoro. La direzione del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade affidò allora l’incarico della costruzione del ponte all’architetto Luigi Giura. Dopo aver esaminato i diversi tipi di strutture che si potevano realizzare sul Calore e studiati tutti i tentativi fino allora sperimentati, il Giura concluse che si dovesse abbandonare il progetto di un’opera in muratura, in quanto avrebbe comportato difficoltà e spese onerose. L’architetto allora optò per la soluzione, già adottata sul Garigliano, di realizzare un impianto sospeso su catene di ferro. Si pensò anche di erigere il ponte in un altro luogo, denominato “Pietra della Sala”. La costruzione ebbe inizio finalmente l’11 giugno 1832. I massi di fondazione furono le rocce naturali delle due sponde del fiume che sostennero quattro pilastri, realizzati in pietra da taglio, attraverso i quali passarono le catene che poi affondavano nei massi di ritenuta. Furono anche costruiti, sotto terra, dei muri intermedi che servivano ad alleggerire la pressione delle catene sui pilastri che altrimenti si sarebbero ribaltati. Questi, però, furono realizzati solo sulla sponda destra, perché sulla sinistra la solida roccia sopperiva efficacemente allo scopo. Ad entrambe le estremità del ponte furono realizzati due spiazzali che servivano non solo a dare un senso di grandiosità, ma anche a creare lo spazio per la costruzione delle abitazioni delle guardie e dei custodi del ponte. Di queste ne furono edificate tre: due sulla sponda destra e una su quella sinistra. Poiché il fiume Calore era soggetto a straordinarie piene, il Giura elevò il ponte a più di nove metri dal pelo dell’acqua, per proteggerlo da qualsiasi corpo galleggiante. Il tavolato era sospeso a quattro rami di catene di ferro dai quali pendevano le aste che sostenevano i correnti di ferro sui quali poggiavano le travi e la passerella di legno. Nell’ottobre 1834 furono portati da Napoli i quattro leoni in pietra da sovrapporre alle bocche dei rispettivi cunicoli dove sorgevano le catene. I lavori ebbero fine nel marzo 1835 ed il 5 aprile il ponte fu inaugurato alla presenza di Ferdinando II di Borbone, di sua moglie Maria Cristina di Savoia e del direttore di Ponti e Strade, Generale Carlo Filangieri. A Solopaca entrò così in funzione uno dei primi ponti sospesi a catenaria realizzati in Italia, preceduto solo dal Real Ferdinando sul fiume Garigliano. Il ponte rimase in funzione fino a quando, nel novembre 1851, una piena del fiume Calore lo danneggiò gravemente. Sul posto si recò subito l’ingegner Giura per constatare l’entità del danno e per dare inizio ai lavori di ripristino della struttura. I lavori proseguirono per tre anni e finalmente nel gennaio 1855 il ponte fu riaperto alla presenza di Luigi Giura, del ministro Morena e di altri ingegneri. Il Ponte svolse egregiamente la sua funzione di collegamento tra le due sponde del fiume Calore fino ai tragici eventi bellici dell’autunno del 1943. Nei pressi del Ponte, infatti, erano soliti accamparsi gli eserciti, vista anche la presenza della vicina fontana della Sala. Già nel 1844 l’esercito borbonico si era accampato nei pressi del ponte per svolgere delle esercitazioni militari; in quella occasione fu presente anche il Re Ferdinando II che soggiornò a Solopaca un paio di giorni. Anche l’esercito italiano si accampò nella zona nel 1937 per delle esercitazioni, anche in quell’occasione fu presente il futuro Re d’Italia Umberto II, allora Principe di Piemonte. Nel settembre 1943 si accamparono nei pressi del Ponte anche le truppe tedesche in ritirata dove istallarono anche una postazione di contraerea. Fu questo il motivo per cui il Ponte fu oggetto di due pesanti incursioni aeree da parte degli angloamericani nei giorni 29 e 30 settembre 1943. Il ponte restò miracolosamente illeso, andarono distrutte solo la fontana della Sala e l’abitazione del custode del Ponte che perse la vita insieme a tutta la sua famiglia. Le truppe tedesche abbandonarono la zona solo il 4 ottobre del ’43, non prima però di aver minato le catene portanti del ponte con quattro cariche esplosive. Di queste solo due brillarono facendo precipitare l’antico Ponte nel fiume sottostante.

Finì così la breve vita del Ponte Maria Cristina, poco più di un secolo, costruito dall’Ingegner Luigi Giura. Con la ricostruzione postbellica fu scelto il progetto dell’architetto Giulio Krall che prevedeva un moderno ponte in calcestruzzo armato con la dislocazione dei piloni della vecchia struttura per allargare la carreggiata.

Antonio Iadonisi