Il Palazzo Ducale di Solopaca

Continua il nostro viaggio all’insegna dell’arte e dell’architettura nella Valle Telesina. Oggi facciamo tappa a Solopaca, una piccola cittadina alle pendici del Monte Taburno nota a molti per la produzione dell’ottimo vino omonimo ma anche per la ricchezza dei luoghi, sia dal punto di vista naturalistico che artistico. E’ in questa cornice di rigogliose distese di vitigni che si spiega il centro abitato, costellato qua è la da piccoli tesori da scoprire. Tra di essi, nella parte più alta del paese, troviamo il Palazzo Ducale.

Costruito tra il 1672-1682 (forse con gran parte del materiale di spoglio del palazzo ducale di Telese) per volere di Antonio Maria Ceva Grimaldi, feudatario del tempo, ebbe sin dal principio sia funzione residenziale che amministrativa. Infatti non solo fu residenza della famiglia dei Duchi di Telese (che scelsero Solopaca come luogo di residenza e non Telese in quanto quest’ultima era inospitale a causa delle acque sulfuree) ma fu anche sede dell’erario per l’amministrazione delle terre e per l’esazione delle gabelle, nonché della corte di giustizia e delle carceri che erano situate al pianterreno. Il palazzo, che appartenne ai Ceva Grimaldi per i due secoli successivi, fu poi teatro di avvenimenti importanti come la Congiura di Macchia del 1709 contro il governo vicereale spagnolo. Divenne di proprietà del Duca di Sangro nel 1779, poi (dopo la restaurazione della monarchia spagnola) del Duca di Casacalenda Francesco di Sangro, periodo in cui perse la sua funzione residenziale conservando solo quella amministrativa. Da qui agli anni successivi all’incendio che lo colpì nel 1824, subì impropri usi e trasformazioni che ne modificarono in parte alcuni locali interni. Fu quindi, un ospedale nel 1844 poi caserma dei carabinieri dal 1861 al 1962. Ospitò in alcuni locali la scuola di avviamento professionale tra il 1959 e il 1960 e civile abitazioni al piano terra, fino ad essere tristemente abbandonato nel 1967 e lasciato all’incuria e al degrado. Lo stabile diventò proprietà del comune solo nel 1967 e la soprintendenza vi ha posto vincolo avviando le procedure di restauro. Ancora oggi però non è visitabile, e gli unici ambienti recuperati sono alcuni locali al piano terra utilizzati dalla pro loco. Nonostante siano passati molti anni e ancora non sia fissata una data di fine lavori di restauro, spero che un giorno l’edificio sia visitabile e soprattutto correttamente valorizzato in nome del suo carattere identitario per l’intera comunità solopachese. Comunque nell’attesa (la mia dura da più di vent’anni) non resta che ammirare la fabbrica dall’esterno e soffermarsi sulla stupenda facciata e il suo particolarissimo e originale decoro con bassorilievi floreali e linee orizzontali che richiamano quella di un’altra costruzione storica presente in territorio solopachese, la chiesa del SS. Corpo di Cristo.

Antonella Barbato