Il desiderio sessuale - Disturbi del desiderio sessuale

Il desiderio sessuale rappresenta la dimensione più sfuggente della sessualità perché è difficile fornirne una definizione oggettiva ed impossibile darne una misura quantitativa.

Il desiderio sessuale è composto da tre forze:

  • La componente biologica,
  • La componente psicologica (influenzata da stati mentali personali e interpersonali)
  • La componente culturale (valori, regole, ruoli)

Il desiderio può essere considerato come espressione di una funzione attivata da stimoli interni ed esterni alla persona. Secondo le principali ricerche della sexual medicine il desiderio si presenta relativamente costante e continuo nell’uomo, seppur con graduale declino, mentre è fisiologicamente discontinuo nella donna, in relazione alle variazioni endocrine e ai diversi stati fisiologici e psicoemotivi legati a ciclo mestruale, gravidanza puerperio e menopausa.

Il desiderio pertanto appare più intenso nell’uomo per l’azione dei più elevati livelli di testosterone, e meno intenso nelle donne in quanto più vulnerabile all’effetto di fattori relazionali e correlati al contesto.

Il DSM IV TR (APA 2000) distingue il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo ed il disturbo da avversione sessuale. Nel primo caso il soggetto non è sessualmente attivo, non prende iniziative sessuali anche se qualche volta se stimolato adeguatamente accetta lo stimolo sessuale e ne trae piacere, senza provare emozioni negative. Il paziente con avversione sessuale, invece, non è né attivo né recettivo e prova avversione, disgusto o paura, per tutto ciò che ha a che fare con l’attività sessuale.

Il disturbo da desidero sessuale ipoattivo si manifesta più frequentemente nelle donne. Il trattamento di tale disturbo presenta un certo grado di difficoltà ed è caratterizzato da una prognosi meno positiva. Il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo va considerato come un problema che riguarda entrambi i membri della coppia, e non si limita all’inibizione dell’attività sessuale, ma arriva a bloccare ogni manifestazione di intimità fisica, per la paura che questa venga scambiata per un approccio sessuale. L’intervento terapeutico proposto dalla Kaplan è centrato su compiti mirati a far riprendere l’attività sessuale in modo graduale, progettando esperienze condotte in atmosfera rilassata e non esigente e introducendo elementi di novità in situazioni ormai caratterizzate da staticità e distanza.

Il disturbo da avversione sessuale viene sempre più considerato come disturbo fobico piuttosto che come una disfunzione sessuale vera e propria, pertanto il trattamento è centrato, innanzitutto, sulla gestione e superamento del trauma e solo in seguito potranno essere presi in considerazione gli aspetti sessuali.

Bibliografia

Chiara Simonelli (a cura di) “L’approccio integrato in sessuologia clinica”, Franco Angeli 2006

Dott.ssa Monica Bellofiore

Psicologa-psicoterapeuta sistemico-relazionale e consulente in sessuologia clinica.