Dove partorire? Ecco come scegliere

Dove partorire è una decisione importante per tutte le donne. Le esigenze, in materia, sono le più varie. Come regolarsi? Quale struttura scegliere? Parto naturale o cesarei? Azzolini afferma “Che, rispetto a quelli naturali,i parti cesarei comportano maggiori rischi per la donna e per il bambino. E che dovrebbero essere effettuati solo in presenza di indicazioni specifiche“. I valori massimi fissati dal ministero sono il 25% per gli ospedali che effettuano oltre mille parti l’anno e il 15% per tutti gli altri. Ulteriori aspetti da prendere in considerazione al momento di decidere sono la disponibilità dell’analgesia naturale 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, della terapia intensiva neonatale, del servizio di rooming-in. Ma anche della vasca per il parto in acqua, della possibilità di raccogliere il sangue del cordone ombelicale e dei Bollini Rosa di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), che segnalano l’attenzione della struttura per le esigenze femminili. 

Le graduatorie nazionali

Le prime cinque strutture per volume complessivo di parti annui sono il Sant’Anna di Torino (7.052), il Maggiore Policlinico di Milano (5.906), il San Pietro Fatebenefratelli di Roma (4.441), il Papa Giovanni XXIII di Bergamo (4.235) e il Policlinico universitario Gemelli di Roma (4.219). Buone performance nel numero ditagli cesarei, invece, sono ottenute dal Filippo del Ponte di Varese (6,01%), dall’Ospedale dei bambini Vittore Buzzi di Milano (9,1%), ancora dal Papa Giovanni XXIII di Bergamo (14,19%) e da due strutture bolognesi, il Policlinico Sant’Orsola (14,54%) e l’Ospedale Maggiore Pizzardi (16,18%). Sono questi i nosocomi dove partorire è più sicuro.


Solo il 38% delle 461 strutture italiane rispetta le soglie ministeriali sulla quantità di parti annui. E solo il 58% è in linea con i valori di riferimento per i cesarei. Le performance migliori si registrano al Nord (rispettivamente, 43% e 63%), seguono il Sud (34% e 18%) e il Centro (22% e 19%). In particolare, sono ancora troppi i reparti che accolgono meno di 500 nascite. E che, secondo il già citato accordo Stato-Regioni del 2010, dovrebbero essere chiusi. Stiamo parlando di 97 realtà (nel 2016), pari al 21% del totale. Il dato positivo è che si sono ridotte di circa un terzo in sei anni (erano 155 nel 2010). Di questo passo, l’obiettivo sarà raggiunto nel 2028. Un po’ tardi, senz’altro. Ma i tempi della politica sanno essere infiniti.

Fonti:Consigli medici generali