DIRITTO AL LAVORO “Lavoratrici Madri”

Diritto enunciato da tutti, ma praticato da pochi!!!

È un diritto riconosciuto dalla Repubblica Italiana, grazie alla nostra Costituzione.

Nello specifico, parlerò dei diritti delle donne/madri, che ancora oggi, sono motivo di licenziamento o di discriminazione.

Il d. lgs. n. 151/2001 ha raccolto disposizioni vigenti in materia di maternità.

La disciplina dispone i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità di figli naturali, adottivi e in affidamento.

Fondamentale è il divieto di adibire al lavoro le donne nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi, con la possibilità per la lavoratrice di posticipare il periodo massimo di un mese dal periodo di astensione antecedente il parto a quello successivo, previa certificazione medica specialistica, e di aggiungere ai tre mesi di astensione dopo il parto il periodo di riposo eventualmente non goduto in seguito a parto anticipato.

Per la retribuzione, in tale periodo viene corrisposta alla lavoratrice un’indennità di maternità pari all’80% della retribuzione giornaliera, a carico degli enti previdenziali.

Ovviamente ci sono casi disciplinati dal decreto per interdizione anticipata dal lavoro, per gravi complicanze nella gestazione, per particolari condizioni di lavoro, per attività gravose o pregiudizievoli.

Nella normativa è previsto anche, a pena d’inefficacia, il diritto alla conservazione del posto di lavoro durante la gravidanza e per tutto il primo anno di vita del bambino (art. 2, l. n. 1204/1971; d. lgs. n. 151/2001).

Durante questo periodo “particolare” permane in favore della donna il divieto di licenziamento, salvo che ricorrano specifiche fattispecie: chiusura dell’attività dell’azienda, in caso di mancato superamento del periodo di prova, e per ‘giusta causa’.

In caso di dimissioni nel periodo di vigenza del divieto di licenziamento, queste dovranno essere convalidate all'Ispettorato Territoriale del Lavoro

Per i genitori è prevista la concessione di periodi di astensione facoltativa, continuativi o frazionati, che complessivamente non eccedano il limite di 10 mesi. Durante i primi 3 anni di vita del neonato, i genitori hanno diritto a un numero di assenze pari alla durata delle malattie.

Quando il bambino ha una età compresa tra i 3 e gli 8 anni, i genitori possono assentarsi senza retribuzione fino a un massimo di 5 giorni lavorativi per anno.

La lavoratrice ha inoltre diritto a due periodi di permessi giornalieri fin che il bambino non ha raggiunto un anno di età: di un’ora, se l’orario lavorativo è minore di 6 ore; e di 2 ore, ove l’orario sia pari o superiore a 6 ore.

Dal momento in cui è accertato lo stato di gravidanza fino a quando il bambino non ha raggiunto un anno di età, la lavoratrice madre non può essere adibita al lavoro nel periodo compreso tra le ore 24 e le ore 6.

Non sono tenute a prestare lavoro notturno: la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a 3 anni; la lavoratrice che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore ai 12 anni.

A carico del datore di lavoro è la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza delle lavoratrici gestanti.

La donna è un essere umano e in quanto tale, ha dei diritti

Lo stato di attesa è un elemento in più, non deve essere visto, come un ostacolo, come una malattia, come uno strumento negativo per non poter lavorare.

È un’esperienza fantastica, che non deve essere vista come una MALATTIA, per una donna in carriera.

Si può essere un’ottima Manager anche e soprattutto essendo madre!!!

Anna Maria Verrillo