Crocifisso cattolico

Il crocifisso cattolico lo troviamo spesso esposto nelle scuole, nelle aule di tribunale, negli ospedali.

Oltre ad essere un ovvio segno di riferimento per il cristiano sta a simboleggiare le radici della nostra civiltà da duemila anni ad oggi. Il fatto di poterlo trovare esposto in più luoghi non vuol dire che la persona cristiana pratica una mercificazione del segno ma ci ricorda una propria identità senza comunque cadere in una sorta di bigottismo o un tentativo di soverchiare le scelte o le morali altrui.
Per il cristiano il crocifisso è l’espressione più alta dell’amore di Dio verso l’uomo tanto che ha assunto con umiltà la natura umana predicando amore, rispetto del prossimo, il rifiuto di ogni forma di violenza e prevaricazione.
Amore, rispetto del prossimo, il rifiuto di ogni forma di violenza e prevaricazione sono anche alla base della nostra forma di vita sociale frutto di una rivoluzione attuata duemila anni fa. Pertanto nell’ambito della nostra civiltà sia per i cristiani che per i non cristiani le principali forme di coesistenza sono le medesime; unico discriminante è la fede in Dio da parte del cristiano.

Con alcune disposizioni emanate in piena era fascista tra il 1924 e il 1928, la presenza del crocifisso ha trovato una base giuridica che le successive novità legislative non hanno scalfito, anche se però va ricordato che  la Costituzione del 1948 statuisca l’eguaglianza delle religioni di fronte alla legge e nonostante diverse sentenze della Corte Costituzionale riaffermanti la laicità dello Stato e la supremazia dei principi costituzionali su altre norme e leggi.

Diverse richieste di rimozione formulate negli ultimi anni sono state invariabilmente cassate proprio in base alla mancata esplicita abrogazione delle norme del ventennio .

In uno Stato laico, nella piena attuazione di una costituzione che non prevede religioni di Stato, la presenza di simboli costituisce un privilegio per la religione cattolica.

In passato vi sono state diverse interrogazioni parlamentari, presentate chiedendo lumi sulla presenza del crocifisso. Nel 1996 vi fu un’interrogazione parlamentare dei senatori Mele, de Zulueta e Debenedetti (PDS). Sulla scia della vicenda Montagnana che attuò la campagna “scrocifiggiamo l’Italia”contro l’uso dei crocifissi nei luoghi pubblici, nel 2000 sono state presentate altre due interrogazioni parlamentari, una di Senese (DS), l’altra di Saraceni, Paissan, Gardiol e De Benetti (Verdi). Queste tre interrogazioni non hanno mai avuto alcuna risposta.

Nel frattempo, la Lega Nord ha iniziato a corteggiare politicamente il cattolicesimo, presentando mozioni in favore della presenza del crocifisso negli edifici pubblici a livello comunale, provinciale e regionale, riuscendo molto spesso a farle approvare. Alla Camera, il deputato Bricolo ha provveduto a presentare una proposta di legge per reintrodurre il crocifisso. Il ministro della Pubblica Istruzione Letizia Brichetto in Moratti ha pubblicamente recepito la richiesta leghista e, nel 2002, ha emanato una nota e una direttiva volte a reintrodurre il simbolo cattolico negli istituti scolastici.

Dopo l’ordinanza del Tribunale dell’Aquila, diversi parlamentari hanno preannunciato la presentazione di proposte di legge pro e contro l’esposizione del crocifisso.

Dal mio punto di vista ritengo che proprio per il rispetto altrui e soprattutto nella nostra civiltà sia necessario che il crocifisso venga mantenuto in tutte le strutture pubbliche per ricordare queste peculiarità.
In coerenza con quanto dichiarato tempo fa dal presidente Ciampi: “non può essere in nessun modo offesa o discriminazione alcuna verso i non credenti perché non esibisce principi in contrasto con altre credenze”, difendere le proprie radici, la propria cultura e la propria fede non deve essere considerata una limitazione alcuna alla libertà altrui.


Mary Forgione