Contagio

  La morte non incute più timore, la vita non riceve rispetto e la soppressione di un essere umano è all’ordine del giorno: i bollettini cruenti ci giungono anche dalla quotidianità non belligerante.

Stiamo crescendo una generazione assuefatta al macabro, alla violenza, alla mancanza di rispetto: i messaggi che giungono sono pregni di sangue, aggressività, del tutto è dovuto.  Poco conta se poi tentiamo una pappardella esplicativa per indorare la pillola: ciò che salta agli occhi degli adolescenti è una società irriverente, incivile e assassina.

  Dicono che bisogna cominciare dalle scuole, giusto, giustissimo: gli insegnanti devono adoperarsi a trasmettere oltre alle conoscenze didattiche, i valori del rispetto e dell’amore per tutto ciò che per creatività dei nostri predecessori ci è giunto come dono. Gli insegnanti hanno il dovere d’inculcare l’amore per l’arte, organizzando anche visite guidate nei musei, nei luoghi dove la cultura è tangibile; gli insegnanti, qualora ce ne fosse bisogno, hanno il dovere di redarguire gli studenti per richiamarli all’ordine e all’ascolto. E su quest’ultimo pensiero mi soffermerei.

  Il docente ha perso la sua autorevolezza, il docente è bistrattato da genitori iper protettivi, ottusi e incivili che si arrogano il diritto di umiliare e punire un insegnante che tenta di svolgere la sua professione secondo i canoni didattici e deontologici per i quali ha studiato. Un insegnante distante e superficiale non avrebbe a cuore i suoi alunni, sarebbe come un medico che non prescrive terapie mirate alla risoluzione della malattia. Il ruolo educativo della scuola, oltre a quello della famiglia, come importante , è fondamentale per una crescita sana dei ragazzi . Scuola come luogo di cultura, prima di tutto, e di confronto e di autorevolezza . Nella scuola di un tempo nel rispetto dato all'insegnante, c'era un rispetto di ritorno proficuo anche per un miglior rendimento scolastico.

  Ora prendiamo ad esempio una qualunque scuola italiana, tanto per restare nella nostra terra: è recente la storia di una docente sfregiata in volto da un alunno; svolgere il ruolo di insegnante è oramai una professione a rischio come se si fosse a contatto con soggetti pericolosi che non conoscono i limiti della civiltà, rispetto ed educazione; soggetti che si fanno giustizia da soli oppure difesi da genitori violenti, loro guardia spalle. Ma qualcuno potrebbe rispondere che la scuola è bistrattata dallo Stato, che gli stipendi sono bassi rispetto agli altri Stati e che le strutture scolastiche fanno acqua da tutte le parti; la situazione non era certamente migliore anni addietro, eppure il clima di autorevolezza conservava la sua importanza, quella stima che fondendosi con un buon insegnamento formava individui consapevoli e preparati ad affrontare la vita. A questa notizia ne susseguono altre, per cui fare un elenco non ne varrebbe la pena, ma voglio citarvi l’accaduto di un vice preside pestato dal padre di un alunno in presenza di altri alunni e professori; il vice preside ha ricevuto percosse su addome e volto così pesanti da finire in ospedale con prognosi riservata di trenta giorni; un genitore aggressore, un genitore che dovrebbe essere solidale con la scuola per la formazione del figlio, perché se è vero che l’educazione comincia in seno alla famiglia, la stessa educazione si consolida e perfeziona all’interno della scuola, dove i professori svolgono un ruolo anche di educatori.

  Ci sono anche i pessimi insegnanti, certamente, allora quest’ultimi vanno segnalati a chi di dovere: non ci si fa giustizia da soli, un tempo i genitori anche colti rispettavano l’organico scolastico e sull’autorevolezza dei docenti non interferivano e nelle scuole vigeva quella disciplina che si conservava poi nel mondo futuro.

  Stiamo crescendo una generazione di irriverenti che non hanno colpe, se non quella di appartenere a un momento storico di disagi, di crisi in ogni campo, di conflitti interiori che hanno fatto perdere di vista i sacri valori della civiltà.  Mentre scrivo mi è giunta notizia di una strage in una scuola della Florida, terra dove le armi possono essere acquistate da tutti, dopo i diciotto anni è facile procurarsene una; la scuola campo di battaglia e non oasi di conoscenza e aggregazione amicale, ma qui è un’altra storia, il mio riferimento è puramente di rammarico e di dolore per il luogo di formazione che dovrebbe essere il posto più sicuro dove far vivere la crescita intellettiva e sociale. E il rischio di CONTAGIO è preoccupante, sia per l’aggressività, sia per il tutto è dovuto, sia per il bullismo causa di pessimi modelli da emulare e sia per l’inciviltà che fa arretrare le menti, e nulla può la tecnologia, visto ciò che accade su internet a discapito dei più deboli, perché i ragazzi vulnerabili e lasciati soli adoperano il mezzo tecnologico come arma diffamatoria!


AnnaMaria Tanzella