Cerreto Sannita e il sisma del 1688

Dopo aver attraversato le bellissime vigne in cui viene coltivato il Solopaca D.O.C. e dopo aver scoperto alcune delle meraviglie che cela questa terra, abbandoniamo per un attimo le rigogliose campagne sulle sponde del Calore, per spostarci nel territorio di Cerreto Sannita. Siamo sempre in provincia di Benevento, non più ai piedi del monte Taburno, ma alle porte del Parco Regionale del Matese. Il comune a molti conosciuto per l’arte della ceramica, viene ricordato anche da molti studiosi per il suo particolare impianto urbanistico regolare. Impianto dovuto alla sua ricostruzione fine seicentesca a seguito del sisma del 5 giugno 1688. Non ci soffermeremo per adesso sulla sua storia antica, in quanto dovremmo allungare lo sguardo fino alla Preistoria, ma ci occupiamo della sua storia più recente che muove appunto a seguito di quel terribile giugno e che si concretizzò in una ricostruzione lampo durata solo otto anni al contrario di come avvenne in molti altri centri abitati vicini in cui si avviò una lenta, lunga e dolorosa ricostruzione sullo stampo del “com’era, dov’era”. Il progetto per Cerreto, voluto dal Conte Marzio Carafa e ad opera dell’ingegnere Giovanni Battista Manni, invece, mosse su un’idea di base differente, ovvero quella di una città senza mura, aperta, su nuovi suoli più stabili e svincolata dalla centralità del Castello e della Chiesa. L’edificazione del centro abitato fu avviata a seguito dell’acquisto di nuovi suoli e il progetto di ricostruzione fu sviluppato secondo le conoscenze architettoniche più all’avanguardia all’epoca. Si procedette con la squadratura degli isolati e il tracciamento di assi viari ampi e paralleli (vide di fuga!), di cui uno sulle tracce della strada che da Cerreto arrivava fino a Telese e quindi a Napoli. Gli assi principali venivano intersecati da altre stradine perpendicolari secondarie, che si andavano ampliando in nuove piazze maestose. Anche gli edifici furono ripensati in maniera innovativa: piani terra con muri perimetrali fatti di pietre “squadrate” e piani superiori in tufo per alleggerire le strutture. Successivamente, in seguito alla ricostruzione, giunsero in città anche moltissime maestranze napoletane, così che risollevato il nucleo cittadino, si poté risollevare anche l’arte ceramica locale. Quindi Cerreto Sannita rimane uno dei primi esempi di città ricostruiti seguendo una “cultura di protezione civile”, citando, l’architetto Nicola Ciaburri. Un esempio da ammirare e percorrere, da aggiungere all’elenco dei borghi ricchi di storia, che stiamo scoprendo in questo piccolo percorso alla scoperta del Sannio-Matese.


Antonella Barbato