ATTRIBUZIONE DEL DOPPIO COGNOME AI FIGLI

Uno degli argomenti di diritto di famiglia più discussi e controversi in Italia è quello relativo all’attribuzione del doppio cognome ai figli.

Grazie ad una storica sentenza della Corte Costituzionale (n. 286/2016), anche nel nostro Paese è possibile dare aiproprio figli il doppio cognome.

Il 19 gennaio 2017, per rendere concreta la decisione della Corte, il Ministero dell’Interno ha diramato una circolare applicativa per risolvere i problemi pratici incontrati dagli ufficiali dello stato civile nell’applicazione della sentenza della Consulta.

Analizziamo, in sintesi, le istruzioni diffuse con la circolare:

  • innanzitutto, vi è la facoltà, e non l’obbligo, di attribuire il doppio cognome solo in caso di accordo di entrambi i genitori; e, quindi, in assenza di consenso da parte di uno dei genitori, resta valida la generale previsione dell’attribuzione del solo cognome paterno.
  • L’accordo potrà essere solo verbale, e non è necessario presentare documenti particolari: quindi, basta anche la sola dichiarazione del padre, davanti all’ufficiale dello stato civile, di voler affiancare il cognome della madre al proprio. Da ciò si evince sia che non è possibile dare al figlio il solo cognome della madre e sia che il cognome della madre verrà riportato dopo quello del padre. Tale scelta deve essere fatta al momento della registrazione della nascita del figlio in Comune ed è quindi preclusa questa possibilità in un secondo momento.
  • È importante ricordare che si può dare al figlio il cognome del padre e della madre solo per le nascite successive alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza della Corte Costituzionale.
  • Ovviamente, la sentenza si applica anche in caso di adozione.
  • Inoltre, la possibilità di attribuzione del doppio cognome è applicabile anche alle nascite avvenute all’estero di figli di cittadini italiani.

Tutto ciò, però, non basta, perché oltre all’emanazione di una legge che vada a disciplinare l’intera materia, servirà un radicale cambiamento culturale, visto che tutt’oggi prevale in Italia una cultura patriarcale della famiglia non più compatibile né con il principio di uguaglianza, né con il principio della pari dignità morale e giuridica tra uomo e donna.

Noemi Onori