Attraversando Firenze: il filo rosa da Franca Valeri a Marina Abramovic

Dal 21 al 23 settembre scorso, a Firenze, in occasione delle Giornate del Patrimonio, si è svolto il festival “L’eredità delle donne”, sotto la direzione artistica di Serena Dandini. Prima rassegna in Italia dedicata all’empowerment femminile, la manifestazione ha evidenziato il valore, nonché il contributo che le donne hanno offerto e offrono in termini di sviluppo della cultura, delle arti e delle scienze.

L’evento è coinciso, non a caso, con l’apertura della mostra “Marina Abramovic. The Cleaner”, a Palazzo Strozzi, la cui corte interna ha ospitato un’installazione video ispirata allo spettacolo sul femminicidio, frutto della collaborazione tra la stessa artista e Serena Dandini.

Le iniziative dell’Eredità delle donne, tra convegni, spettacoli, mostre e presentazioni di libri, sono state molteplici. Seguirle tutte, impossibile, a meno che non si fosse dotati del famoso dono dell’ubiquità del quale, purtroppo, non siamo ancor degne.

Impagabile l’emozione di vedere Franca Valeri, al cinema “La Compagnia”. Lei, donna forte, presente con lo spirito e con la mente, dotata di vis e tempo comici sempre perfetti, ha ripercorso momenti della sua vita personale, delle sue scelte artistiche, raccontandosi come donna che si è fatta spazio in un ambiente in cui la scrittura e la comicità era appannaggio degli uomini. Nel narrare il suo rapporto con le altre donne, incisive le sue parole: “Donne, non dimenticate di essere intelligenti. La vostra indipendenza deve partire dal vostro cervello”. Lo dice ridendo e, dal suo sgargiante vestito rosa, raccolgo il filo che attraversa Firenze in questi giorni dedicati alle donne.

Sulla Terrazza delle Oblate, tre uomini parlano di donne, nella presentazione del libro “Venti donne in Toscana” di Silvio Balloni. Rappresentano donne fiorentine che hanno attraversato Firenze nella loro vita. Firenze, un non luogo di una città che si predispone agli altri, sembra perdere la sua identità. La riflessione si chiude con un pensiero di Ezra Pound “Loro [gli uomini n.d.r.], non so perché, spesso hanno paura della bellezza”, e delicatamente concettualizzano tale paura nella volontà di capire le donne.

Per la presentazione del libro “Le donne dei Medici”, l’autrice, Daniela Cavini, ha organizzato l’incontro intervallando racconti di vita delle donne medicee con gli interventi personali di donne presenti.

Emblematico il ritratto conclusivo della madrina morale del festival, Anna Maria Luisa De’ Medici, al cui fine intelletto si deve il patrimonio artistico e storico culturale di Firenze, grazie alla redazione del Patto di Famiglia con cui cedette le opere d’arte raccolte dalla sua dinastia al nuovo Granduca, vincolandone la permanenza nella città “per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri”.

Il riconoscimento del valore identitario, collettivo e sociale dei patrimonio culturale, quale propulsore del benessere della vita de singoli e della comunità, è il filo rosa che arriva fino alla libraia Elisabetta.

Racconta, Elisabetta, della libreria nata dalla visione, avuta col marito, di non creare un luogo esclusivamente di scambio commerciale, ma un punto di ritrovo e di confronti, un incubatore sociale in cui la libreria diventasse un pretesto di crescita e di solidarietà. Racconta, Elisabetta, degli incontri, delle letture, del dolore e della compartecipazione ad esso, “perché sentire il dolore degli altri è quello che ci lega a loro indissolubilmente”.

Dalla dimensione di dolore, da cui non si può prescindere, il filo rosa continua a dipanarsi fino a Marina Abramovic.

Attraversare la mostra ha avuto l’impatto emotivo di vivere la donna che ha reso la sua vita un’arte e vivere l’artista, che ha generato la sua vita con l’arte. La sua sofferenza, che ha reso la sua vita vitale, è indice di una donna che ama la vita.

Nel viaggio di ritorno, ho la matassa rosa in mano. Tante le riflessioni suscitate dal festival. Le donne che vi hanno partecipato hanno lasciato un’eredità espressione del momento storico che ha visto affermarsi il femminismo in Italia.

Quando queste donne non ci saranno più, quando saranno andate in pensione le mediche di famiglia e dei consultori, le avvocate che difendono le donne dalle violenze e dai soprusi maschili, le operaie che hanno lottato aspramente per la tutela e la parità del loro lavoro, le insegnanti che hanno educato le bambine ad essere libere, saranno pronte le giovani donne di oggi a raccogliere questa eredità, a portarla avanti e a lasciarla a loro volta? La matassa rosa in mano. La guardo e mi chiedo fino a che punto sarò in grado di dipanarla.


Laura Racchi