«ADDIO FABRIZIO, COMBATTENTE CON IL SORRISO»

È troppo piccola la Chiesa degli Artisti di piazza del Popolo per accogliere tutta la gente che vuole dare l’ultimo saluto a Fabrizio Frizzi. Gente comune, personaggi della Tv e dello spettacolo, ricordi di vita quotidiana, aneddoti che dicono più di ogni altra cosa come Frizzi, con il suo garbo e la sua gentilezza, sia stato compagno affabile e discreto di tante vite e tante solitudini. «Sono sola, cenavo con lui tutte le sere», dice una signora dietro le transenne. Milly Carlucci piange a dirotto mentre legge il Salmo 23: «Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla». In prima fila, la moglie Carlotta e il fratello Fabio.

Un addio di popolo come non si vedeva, forse, dai funerali di Alberto Sordi. È don Walter Insero, rettore della Chiesa degli Artisti, a celebrare la messa: «In Rai mi hanno confidato che negli ultimi mesi lo chiamavano il combattente con il sorriso. Il sorriso era la sua forza», dice durante l’omelia. «La cifra dell'esistenza di Fabrizio è stata la generosità», ha detto Insero, ricordando anche la sua «capacità di provare compassione. L'amore che sta ricevendo dimostra che sta raccogliendo quello che ha seminato». I cronisti raccolgono le testimonianze della gente comune: «Ho perso il marito da poco e sono rimasta sola, Fabrizio mi faceva compagnia tutte le sere. Piango una persona di famiglia».

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È un addio molto italiano: le corone di fiori della Rai, degli “amici de I fatti vostri” e dei “condomini di via Cortina d’Ampezzo”. Gli applausi scroscianti e i carabinieri in alta uniforme. Gli amici d’infanzia di Fabrizio che prendono a spalla il feretro alla fine della cerimonia, Valeria Favorito, in terza fila, che da Fabrizio ha ricevuto il midollo osseo, piange a dirotto, Antonella Clerici e Carlo Conti leggono la preghiera degli artisti, Flavio Insinna dedica a Fabrizio la poesia L'amicizia di Borges. La piazza è gremita. Tutti seguono il rito in silenzio e, incredibile a vedersi, senza brandire smartphone e cellulari. Un dolore vero e un bisogno di silenzio.

«Fabrizio», dice don Walter, «è stato chiamato forse in modo prematuro. Salutiamo un artista, un fratello, un amico. La cifra dell'esistenza di Fabrizio è stata la generosità. Era consapevole della vita meravigliosa. Amava la sua famiglia di origine, papà Fulvio e mamma Laura. Lì ha ricevuto i valori che ha espresso nella sua vita».

Fra le tante corone di fiori delle istituzioni, delle associazioni di volontariato, dei vip, spunta un cuore di ciclamini con un semplice nastro con la scritta: “Una mamma”. Il feretro esce dalla Chiesa. Applausi. «Perdiamo un amico e un fratello. Gli diciamo addio e arrivederci», dice don Walter. Quel sorriso, quei modi affettuosi, ogni sera, rinfrancavano gli italiani e ristoravano tante fatiche e solitudini.


Antonio Sanfrancesco