Accogliere e condividere: strumenti da mettere in valigia – Parte II

Cosa diresti ad un giovane che vorrebbe buttarsi nell’avventura del volontariato e vorrebbe venire li nella comunità Emmanuel? Quali “strumenti” dovrebbe mettere nella sua valigia per salire su a San Pasquale?

Avevo 17 anni quando varcai la mia prima Comunità di recupero a Salerno. Ricordo ancora le parole e i gesti di quei giovani, allora accolti. Questa capacità di “ascoltare profondamente”, senza pregiudizi, sapendo che la nostra maschera verrà inesorabilmente infranta è il coraggio che serve per entrare in Comunità. Stiamo incontrando persone e ogni incontro significare farsi “toccare”, sapendo che l’autenticità è l’obiettivo di ciascuno di noi. Poi nelle relazioni ci vuole tanta elasticità con se stessi e con gli altri e tanta, ma tanta pazienza. Solo chi ha davvero desiderio di conoscersi e di farsi scomodare può fare volontariato, a San Pasquale, come altrove.

E tu? Cosa ti ha portato a dedicarti a questi ragazzi? Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco in questa nuova avventura? E san Francesco cosa dice oggi alla tua vita?

Sono passati tanti anni, quando, già suora, espressi per la prima volta il desiderio di capire cosa Dio aveva seminato nella mia vocazione di specifico. Il discernimento mi è costato tanto. Il chicco di grano – come dice Gesù – è destinato a morire. Solo dopo che si è attraversato il Mistero pasquale si comprende il senso di ogni cosa. Il senso che Dio dà alle esperienze vissute, al perché sono andate così. La mia scelta si fonda su questo attraversamento, sul senso nuovo che Dio mi ha dato. Solo questa consegna mi rende credibile, e questo è molto più importante che essere coerente per i “miei ragazzi”. San Francesco è maestro del “restituire a Dio ciò che è di Dio”, vivendo l’espropriazione da qualsiasi forma di accentramento. Inoltre, in Comunità, imparo la povertà che si identifica con la fragilità, primariamente mia prima di quella degli altri. In questo processo mai compiuto di unificazione del sé sono e decido di restare a contatto con “tutto di me” permettendo all’altro di accettare il “tutto di sé”, anche i propri limiti e le proprie ferite.

Un ultima domanda prima di lasciare questa comunità. Guardando al futuro, essendo anche alla fine di un anno, cosa vi aspettate? Quali obiettivi volete raggiungere come comunità?

La Comunità come tutte le realtà sociali necessita di completare le normali pratiche di accreditamento che stiamo aspettando e ci auguriamo che diventino realtà entro i primi mesi del prossimo anno.

Giuseppe Cutillo