Accogliere e condividere: strumenti da mettere in valigia – Parte I

Iniziamo questo viaggio insieme a suor Raffaella responsabile della comunità Emmanuel di Faicchio.

Salve suor Raffaella, entro insieme a te in punta di piedi nella comunità Emmanuel. Come è nata questa idea di costruire in un ex convento francescano una comunità di aiuto per ragazzi in difficoltà?

La comunità Emmanuel da sempre opera nel sociale a servizio degli ultimi. Una volta trasferita qui nel Sannio, ho scrutato tra i silenzi e i non detti di tante famiglie e ho riconosciuto i segni del disagio e il sommerso che stavano cercando una risposta concreta. La volontà di azione della Comunità Emmanuel in questo territorio è nata così. Nelle esperienze di “tutti i giorni”, nella certezza da parte mia che ciò che avevo visto operare dalla Comunità in altri luoghi sarebbe stato un dono anche qui. Quando nel cuore c’è un desiderio, poi c’è Dio che porta a compimento e dopo un lungo discernimento con il Fondatore della Comunità, padre Mario Marafioti SJ, ho iniziato la ricerca di una “casa”. E il buon Dio ci ha donato una “casa grande e accogliente”, posta in un luogo in alto, per ricordarci che tutto ha senso solo in Dio. Così è nata la Comunità nel “Convento del Santissimo Salvatore” a Faicchio (BN), un patrimonio di storia e di spiritualità, oggi la casa dove si accoglie e condivide! L’operato della Comunità si fonda su questi due verbi: accogliere e condividere. Chi arriva alla Comunità Emmanuel sa di sentirsi accolto, sempre. E che quella è la casa dove si condivide. Perché ciascuno ha bisogno di sentirsi accolto e di un cuore che condivide.

Chi sono, adesso, gli ospiti di questa casa? Da dove provengono e come sono arrivati da lei?

Attualmente l’autorizzazione al funzionamento prevede l’accoglienza di circa venti alcool/tossicodipendenti invianti dall’Ente pubblico (Ser.T.). Nei terreni del Convento abbiamo avviato da anni una collaborazione con il vicino U.O.C.S.M. di Puglianello (BN) per cui circa 7 pazienti realizzano un orto sociale “Gli Orti Storti” gestito dalla Cooperativa “La Fabbrica dei Sogni” e la condotta della Valle telesina di Slow Food.

 

Immagino che non è stato facile aprire questa comunità. Posso immaginare le difficoltà iniziali, i disbrighi burocratici che le hanno fatto tardare l’apertura. Ma guardando ad oggi, quanti passi in avanti sono stati fatti? Quante conquiste raggiunte insieme ai suoi ragazzi? E con la comunità di Faicchio? Come sono i rapporti? C’è stata fin dall’inizio collaborazione e integrazione oppure c’è stata qualche resistenza? E se le avete superate in che modo?

Il Centro è un luogo di cura, sanitario, e come tale ha dovuto abilitarsi per essere tale. I tempi di riorganizzazione degli spazi e i lavori di adeguamento hanno di sicuro rallentato il normale svolgimento delle attività, ma ci hanno permesso di avere il tempo necessario, a noi operatori, di conoscere il territorio e di stare accanto – integrandole e volvendole al bene – anche alle ovvie rimostranze. Non ci siamo scoraggiati! La certezza è che Dio porta avanti le cose come vuole. La cittadina di Faicchio (BN), dopo l’iniziale resistenza, attualmente ha con noi e con i giovani accolti un ottimo rapporto, la gente ci vuole bene, l’Amministrazione Comunale sia precedente che attuale ci ha sempre aiutato e sostenuto, allo stesso modo il parroco e le Suore degli Angeli presenti con la loro casa madre. Oggi siamo considerati seri e disponibili. E lo siamo davvero! Nel Convento si sviluppa quotidianamente un’esperienza pedagogica e spirituale che coinvolge tutti quelli che si avvicinano. Nel corso degli anni, abbiamo aperto le porte alle coppie affidatarie che ora partecipano, quando possono, alla giornata comunitaria dei giovani accolti. Abbiamo condiviso delle giornate con i tanti gruppi parrocchiali, scout o con associazioni. I giovani accolti si arricchiscono di questi confronti. La Casa Emmanuel è un luogo di cura non solo per chi ci vive: questo abbiamo capito!

Giuseppe Cutillo