A tutela degli animali

Il tema dei diritti degli animali si basa su diversi aspetti della convivenza fra uomo e animali. E' una materia molto complessa e frammentata, che affonda le sue origini nella cultura e nella filosofia e subisce influenze da numerosi gruppi di pressione, correnti di pensiero, interessi economici o di altra natura. In alcuni casi, il diritto animale è conseguente a motivazioni che interessano il benessere, il guadagno o la salute degli esseri umani: le leggi in materia sanitaria e veterinaria ne sono un esempio.

I labili confini dei diritti degli animali vengono erosi in occasioni particolari, soprattutto quando la legge non pone il benessere degli animali al di sopra del vantaggio umano. Ciò avviene tipicamente, ma non solo, nelle occasioni in cui la controparte umana ne tragga un vantaggio economico (ad esempio è il caso degli animali circensi, degli animali selvatici in aree sottoposte a disboscamento o trasformazione radicale dell'ecosistema e degli animali da allevamento, sia nel caso degli animali da compagnia sia per gli animali destinati ad altri scopi), un vantaggio "scientifico" (come nel caso della vivisezione), o un vantaggio materiale (come nel caso della macellazione).

Data la complessità della materia, a livello legale vi sono difficoltà oggettive nella rappresentazione e gestione delle controversie che vertono sulla lesione dei diritti degli animali: prendendo in esame il solo ordinamento italiano, ci accorgiamo come le leggi nazionali lascino un vuoto normativo che può essere colmato o meno a livello locale. Poiché gli animali non hanno una propria voce, la pressione per implementare i loro diritti a livelli legali centrali, o almeno localmente autorevoli, è lasciata all'iniziativa dei singoli, dei movimenti, delle campagne di sensibilizzazione, dell'attivismo di diverso tipo. La situazione italiana, attualmente, è costituita da un'ossatura normativa di massima, che può essere definita nel dettaglio a livello locale. Ciò rende particolarmente duro il lavoro di chi intende far valere i diritti degli animali, costretto a scontrarsi con una legge che non esiste ovunque o non è omogenea sul territorio, diminuendo le possibilità di rintracciare precedenti e di appellarsi a leggi valide in un preciso territorio o per una precisa fattispecie.

 

La legge italiana prende molto sul serio il benessere degli animali, sia di proprietà sia randagi e liberi. La crescente diffusione di una sensibilità popolare verso gli animali è rispecchiata anche dalla propensione sempre maggiore di giudici e legislatori a trovare un modo per migliorare la condizione degli animali da compagnia, sebbene permangano importanti eccezioni in cui la centralità del benessere degli animali viene meno (allevamenti, macelli, circhi, zoo e giardini zoologici, vivisezione, manifestazioni in cui si utilizzano gli animali). Un passo avanti fondamentale è stato il punto fermo, ormai unanimemente riconosciuto, della soggettività degli animali, non più considerati come "cose", che ha portato alla recente introduzione del principio dell'impignorabilità degli animali di affezione o da compagnia e di quelli impiegati ai fini terapeutici o di assistenza.

Negli ultimi anni, l'animalismo è diventato un tema centrale nell'agenda mediatica sia grazie all'impegno e alla visibilità data dall'onorevole Brambilla alla questione, sia grazie a fatti di cronaca che hanno visto protagonisti gli animali, come il caso della Green Hill di Montichiari (un allevamento-lager che "produceva" cani di razza Beagle destinati alla vivisezione) che ha portato a importanti sentenze di condanna ed è stato il punto di partenza per ravvivare e rafforzare la consapevolezza dei diritti degli animali anche in altri ambiti, come manifestazioni che includono il palio o manifestazioni circensi. Una sentenza esemplare in questo senso è laCass. Pen., sez. III, n. 46291/2003, che riconosce come il maltrattamento non sia da considerarsi solo in senso fisico, ma anche psichico, in quanto la legge vuole "tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità". Il maltrattamento di animali è normato specificamente nell'art. 544 ter del codice penale: è un delitto punito con la reclusione ed è un reato perseguibile d'ufficio. Ciò significa che è sufficiente la prima denuncia perché le autorità si muovano autonomamente.

Scendendo nel dettaglio, in Italia esistono le seguenti leggi sulla tutela degli animali:

·       Legge 14 agosto 1991, n. 281 (G.U. Serie Generale, n. 203 del 30 agosto 1991);

·       Accordo del 6 febbraio 2003;

·       Legge 20 luglio 2004, n.189;

·       Legge 201 del 2010;

Vediamo le linee generali di queste norme.

Legge 14 agosto 1991, n. 281

E' chiamata legge quadro in materia di tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo. Con l'emanazione di questa legge, l'Italia è divenuta il primo paese al mondo a riconoscere il diritto alla vita e alla tutela degli animali randagi, vietandone la soppressione se non in casi di gravi malattie, malattie incurabili o comprovata pericolosità. In altri Paesi permane ancora oggi la legge che regola la soppressione degli animali abbandonati dopo un eventuale periodo più o meno breve di stallo presso le apposite strutture sanitarie o rifugi.

Gli articoli di questa legge possono essere riassunti così:

Art. 1 Principi generali: lo Stato promuove la tutela degli animali d'affezione, vieta la crudeltà verso questi animali e il loro abbandono e promuove la convivenza fra uomo e animali, tutelando ambiente e salute pubblica.

Art. 2 Trattamento dei cani e di altri animali di affezione: si promuove il controllo della popolazione di animali d'affezione, sia domestici che randagi (cani) o liberi (gatti). Gli animali liberi catturati non possono venire soppressi (se non per gravi malattie o perché pericolosi) ma vengono sterilizzati e, nel caso dei cani, tatuati (attualmente viene usato il microchip) presso strutture veterinarie riconosciute prima di essere rimessi in libertà. Enti e associazioni protezionistiche possono gestire le strutture dedicate al controllo della popolazione. E' esplicitamente vietato il maltrattamento dei gatti liberi. Le strutture veterinarie e i servizi sanitari delle unità sanitarie locali (si veda l'articolo 4) possono offrire il servizio di pensione per cani di proprietà ed effettuano il servizio di pronto soccorso.

Art. 3 Competenze delle regioni: sono di competenza delle regioni:

·       l'istituzione dell'anagrafe canina locale;

·       la definizione dei criteri di risanamento dei canili;

·       la definizione delle misure di lotta al randagismo dopo aver sentito gli enti protezionisti e le società venatorie;

·       la formazione scolastica (rivolta principalmente agli studenti) e del personale sanitario che si occuperà degli animali d'affezione;

·       il risarcimento degli allevatori a causa dei danni provocati da cani randagi o inselvatichiti.

Le province autonome di Trento e Bolzano si adeguano a livello regionale alla presente legge.

Art. 4 Competenze dei comuni: i comuni singoli o associati provvedono alla limitazione delle nascite, al risanamento dei canili o all'istituzione di rifugi per cani e gatti con la possibilità di avvalersi dell'aiuto delle associazioni animaliste, attenendosi alle indicazioni dell'articolo 2.

Art. 5 Sanzioni: sono previste sanzioni per chi abbandona gli animali, omette l'iscrizione all'anagrafe canina di cani o gatti, omette di tatuare il cane, commercia cani e gatti ai fini di sperimentazione.

Gli articoli 6, 7, 8 e 9 riguardano imposte, abrogazione di norme non compatibili con la legge in commento, istituzione del fondo per la sua attuazione e copertura finanziaria.

Accordo del 6 febbraio 2003

E' un accordo fra il Ministro della salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ed è costituito da 9 articoli. Per le norme vigenti rimanda alle leggi regionali, mentre lo stesso si occupa di stabilire i principi a cui attenersi. In particolare, ecco brevemente cosa sanciscono gli articoli dei quali si compone l'accordo:

Art. 1 Finalità e definizioni: è un articolo molto importante poiché amplia il campo di applicazione delle tutele degli animali, considerato che le leggi per i loro diritti riguardano spesso esclusivamente gli animali d'affezione (tendenzialmente solo cani e gatti). Per animale da compagnia, con questo accordo si intende invece "ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall'uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all'uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità". Sono esclusi gli animali selvatici. Sono stabiliti i criteri per identificare anche "allevamento di cani e gatti per attività commerciali" e "commercio di animali da compagnia".

Art. 2 Responsabilità e doveri del detentore: è un articolo che stabilisce precisamente i doveri di chi detiene animali da compagnia:

·       rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata;

·       assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico e etologico;

·       consentirgli un'adeguata possibilità di esercizio fisico;

·       prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga;

·       garantire la tutela di terzi da aggressioni;

·       assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora degli animali.

Art. 3 Controllo della riproduzione: chi detiene animali da compagnia deve occuparsi del controllo delle nascite per "non mettere a repentaglio la salute ed il benessere della progenitura o dell'animale femmina gravida o allattante".

Art. 4 Sistema di identificazione dei cani: dal 1° gennaio 2005 il microchip sostituisce il tatuaggio per i cani.

Art. 5 Commercio, allevamento, addestramento e custodia a fini commerciali: contiene le indicazioni per intraprendere tali attività.

Art. 6 Pubblicità, spettacoli, esposizioni, competizioni e prelievo economico a favore del benessere animale: vieta l'esposizione di cuccioli di età inferiore ai 4 mesi ed sancisce l'obbligo di vaccinare regolarmente gli animali.

Art. 7 Programmi di informazione e di educazione: contiene le norme sull'addestramento dei cani per disabili, animali per pet therapy, per fini espositivi o per competizioni, per la detenzione di animali selvatici. Al fine di limitare il fenomeno dell'abbandono e del randagismo, promuove il controllo delle nascite e scoraggia il dono di animali ai minori di anni 16 o in generale come premio, ricompensa e omaggio.

Art. 8 Manifestazioni popolari: riguarda specialmente le corse di cavalli (equidi ed altri ungulati).

Art. 9 Tecniche di pet therapy, accoglienza degli animali e cimiteri.

Allegato A: riguarda le dimensioni dei box per cani e degli annessi recinti all'aperto.

Legge 20 luglio 2004, n.189

E' la legge chiamata "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate". Con questa legge vengono introdotte nuove fattispecie di reato (come il divieto di produrre e commercializzare pelli e pellicce di cane e gatto su tutto il territorio nazionale) e vengono aggiunti nuovi articoli al codice penale.

In particolare, il titolo IX del libro II del codice penale è integrato coi seguenti articoli:

·       Art. 544-bis. - (Uccisione di animali)

·       Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali)

·       Art. 544-quater. - (Spettacoli o manifestazioni vietati)

·       Art. 544-quinquies. - (Divieto di combattimenti tra animali)

·       Art. 544-sexies. - (Confisca e pene accessorie).

Vengono poi modificati gli articoli 638 e 727 del codice penale.

Dopo l'articolo 19-bis delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale, infine, sono inseriti i seguenti:

Art. 19-ter. - (Leggi speciali in materia di animali)

Art. 19-quater. - (Affidamento degli animali sequestrati o confiscati).

Legge 201 del 2010

Si tratta della ratifica italiana della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (Strasburgo, 14 agosto 1991), della quale viene data piena ed intera esecuzione. La legge ha poi provveduto a modificare alcuni articoli del codice penale e ha disposto l'introduzione di sanzioni specifiche per il traffico illecito di animali da compagnia e l'introduzione illecita di animali da compagnia.

Nella sua interezza, la Convenzione attuata con la legge del 2010 si articola in questo modo:

Art. 1 Definizioni: vengono definiti i termini animale da compagnia, commercio di animali da compagnia, allevamento e custodia di animali da compagnia a fini commerciali, rifugio per animali, animale randagio e autorità competente;

Art. 2 Settore di applicazione e attuazione;

Art. 3 Principi fondamentali per il benessere degli animali: sono molto importanti e possono essere riassunti nei seguenti:

·       Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia.

·       Nessuno deve abbandonare un animale da compagnia.

Art. 4 Mantenimento: riguarda le condizioni per poter tenere un animale da compagnia. In particolare il custode di un animale da compagnia deve:

·       rifornirlo in quantità sufficiente di cibo e di acqua di sua convenienza;

·       procurargli adeguate possibilità di esercizio;

·       prendere tutti i ragionevoli provvedimenti per impedire che fugga.

Se tali condizioni non possono essere rispettate o se, pur rispettandole, l'animale non si adatta alla cattività, allora non deve essere tenuto come animale da compagnia;

Art. 5 Riproduzione;

Art. 6 Limiti di età per l'acquisto: è fissato a 16 anni. Per età minori serve la garanzia di un responsabile parentale;

Art. 7 Addestramento;

Art. 8 Commercio, allevamento e custodia a fini commerciali, rifugi per animali;

Art. 9 Pubblicità, spettacoli, esposizioni, competizioni e manifestazioni analoghe;

Art. 10 Interventi chirurgici: viene sancito il divieto di intervenire se non per curare un animale o per sterilizzarlo. In particolare sono vietati:

·       il taglio della coda;

·       il taglio delle orecchie;

·       la recisione delle corde vocali;

·       l'asportazione delle unghie e dei denti.

Art. 11 Uccisione: viene specificata la procedura per l'eutanasia e vengono vietati alcuni metodi di uccisione come annegamento, asfissia, avvelenamento ed elettrocuzione se non sono preceduti da anestesia profonda.

Art. 12 Riduzione del numero di animali randagi: sebbene la Convenzione preveda la possibilità di uccidere gli animali con le modalità espresse nell'articolo 11, in Italia ciò è vietato.

Art. 13 Eccezioni per quanto concerne la cattura, il mantenimento e l'uccisione;

Art. 14 Programmi di informazione e di istruzione: sono volti in particolare a scoraggiare la procreazione fuori controllo, l'utilizzo di animali come premio o ricompensa, la protezione degli animali selvatici tenuti come animali da compagnia.

Art. 15 Consultazioni multilaterali: è prevista una consultazione multilaterale in sede del Consiglio d'Europa ogni 5 anni, per aggiornamenti e confronti.

 

Studio Cataldo