24 Aprile, pubblicato “Migrations”, l’album d’esordio della band Mojis

L'espressione popolare come creazione anonima e collettiva quasi non esiste in Campania se si eccettua la tarantella e la pastorale. La canzone napoletana si sviluppa massimamente come creazione individuale e riflette, durante i vari secoli, l'evoluzione della musica dotta contemporanea.

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Una vera e propria produzione dialettale comincia verso il Cinquecento: sono villanelle o canzoni villanesche, brevi composizioni a 3-4 voci, accompagnate con arpa e liuto. La fioritura della tipica villanella alla napoletana raggiunge il suo massimo splendore nel '600. Nel '700 con lo splendore dell'opera buffa della scuola napoletana, la canzone napoletana si affaccia anche sulle scene e finalmente nell '800 essa viene innalzata a istituzione cittadina ed ha la sua festa nella notte del 7 settembre alla Chiesa della Madonna di Piedigrotta. Le canzoni napoletane vengono cantate con accompagnamento di chitarre e mandolini, e durante le feste di Piedigrotta anche da caratteristici strumenti popolari a percussione detti putipù, triccaballacche, scetavajasse, ecc. Il genere a danza, in origine tarantella o marcia, ha generato più tardi il valzer, il tango ed il fox, espressioni già non più genuine. Negli ultimi anni stanno emergendo molteplici artisti e band su tutto il territorio campano, che cercano di farsi strada nel percorso tanto intricato del mercato musicale: uno di questi è ilgruppo rock anglo-campano chiamato Mojis. Formatosi nel 2013 a Sorrento, vede come protagonisti del progetto Marco Spiezia(voce, chitarra), Ivan Esposito (batteria), Francesco Romano (chitarra) e Stefano Romano (basso).


Simone Tirampalle